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Genesi e sviluppo della Comunità

13 Luglio 2018

La comunità è dono di Dio. Non può nascere senza essere un suo progetto. Non può esistere se Lui non la tiene in vita con il suo amore e la sua presenza. (Tumino S., Rifletti, pag. 151)

Questo scriveva padre Salvatore alcuni anni dopo aver iniziato la fondazione della comunità; aveva capito che il Signore aveva posto nel suo cuore questa chiamata perché la comunità fosse una Sua risposta a un bisogno specifico del mondo e della chiesa.

Il 2 Luglio del 1990 padre Salvatore partecipò ad un ritiro, organizzato dal Rinnovamento nello Spirito, di cui faceva parte da alcuni anni, che aveva come tema l'evangelizzazione. Durante un momento di preghiera comprese che doveva iniziare una nuova comunità di vita, consacrata all'evangelizzazione e che avesse come fondamento l’Adorazione eucaristica.

La prima cosa che egli capì fu il nome che questa comunità doveva avere: "Eccomi, manda me!". Questa era la risposta che il profeta Isaia aveva dato all'invito del Signore: «chi manderò e chi andrà per noi? Eccomi, manda me!» (Is 6,8).

"Eccomi" doveva indicare, nella vita della comunità, la sequela, lo stare ai piedi del Maestro, il discepolato, la disponibilità totale degli aderenti alla comunità, all'ascolto della voce di Dio.

"Manda me!", voleva significare la disponibilità, dopo aver ascoltato Dio, ad andare in ogni luogo per annunciare la sua Parola.

In una parola: la preghiera e l’evangelizzazione.

La comunità doveva essere, per i futuri membri, come una fonte alla quale poter attingere per poi dissetare la sete di Dio che c’è in ogni uomo.

Padre Salvatore ebbe chiaro che tale comunità doveva essere aperta a tutti gli stati di vita: sacerdoti, consacrati, famiglie e laici: tutto il popolo di Dio, nelle varie componenti, doveva essere presente. E poi doveva avere due pilastri fondamentali su cui poggiare tutta la sua vita: l'Adorazione eucaristica e l’evangelizzazione, attraverso la diffusione del Sistema delle Cellule in tutto il mondo.

Finito il ritiro, padre Salvatore pensava che la realizzazione di tutto questo sarebbe avvenuta molto presto… invece dovevano passare ancora sette anni!

Il mese dopo chiamò una coppia di giovani fidanzati ai quali confidò il progetto e con i quali pregò per capire la volontà di Dio. Durante la preghiera sentì nel cuore la conferma del nome della comunità. Decise di parlare con il Vescovo che chiese a padre Salvatore un anno di silenzio e di preghiera per poter comprendere meglio quello che il Signore voleva fare.

Solo due anni dopo, nel 1992, incominciò ad incontrate coppie, giovani che sentivano una certa chiamata alla comunità, e con loro ogni settimana pregava per avere luce.

Dal 1993 al 1997 i primi passi della vita comunitaria si svolsero nella casa canonica della chiesa di “Santa Maria delle Scale” a Ragusa, messa a disposizione dalla Curia vescovile. Tale posto era stato ristrutturato perché doveva essere la casa della comunità. Padre Salvatore e coloro che sentivano la chiamata alla comunità si incontravano ogni mercoledì per pranzare insieme, e per pregare, ma non c’era ancora pienamente la vita in comune.

Nel 1997 padre Salvatore visitò, in contrada “Pozzillo” (dove è la sede attuale della casa della comunità) un immobile totalmente da ristrutturare: era convinto che quello era il luogo scelto da Dio. Vendette un terreno ereditato dal padre e, aiutato anche dal vescovo, lo comprò.

Per i primi mesi, fu impossibile viverci perché la casa non era ancora abitabile, e quindi gli incontri di comunità continuavano a svolgersi nella casa di uno dei membri. Dopo quasi un anno, apportate le varie modifiche, iniziò la vita comune. Padre Salvatore andò a vivere lì, insieme ad una suora e ad alcune ragazze che iniziarono un tempo di discernimento.

Siamo nel 1999: erano passati nove anni dal giorno in cui padre Salvatore aveva compreso la chiamata di Dio alla comunità, ed ora incominciava a vedere i primi frutti.

Si iniziò un programma di vita giornaliero: le lodi alle 6:30, l’adorazione eucaristica fatta a turno dalle ragazze che vivevano lì, i vespri alle 18.30 e la Santa Messa alle 19.30.

Durante il giorno padre Salvatore incontrava diverse persone e ogni martedì la comunità si incontrava per un momento di preghiera e formazione alla quale partecipavano le famiglie che iniziavano a sperimentare la vita residenziale.

In questo modo la vita comunitaria era scandita dalla preghiera, in particolare dall'adorazione e dai vari impegni di evangelizzazione.

Lo Statuto, riconosciuto e approvato da Sua Eccellenza Mons. Angelo Rizzo il 21 Novembre 2000, definisce la Comunità “Eccomi, manda me!” un’associazione privata di fedeli con personalità giuridica che ha come cardini la preghiera (in particolare l’Adorazione eucaristica) e l’evangelizzazione. La comunità, pensata da padre Salvatore, deve essere aperta a tutti i fedeli appartenenti ad ogni stato di vita.

Il 29 Maggio 2002 padre Salvatore muore dopo mesi di sofferenza a causa di un tumore allo stomaco. Pochi giorni prima chiama a sé un laico, suo stretto collaboratore, a cui affida la guida della comunità.

Sono stati anni difficili per la giovane comunità che doveva andare avanti senza il suo fondatore, ma il Signore ha continuato a guidarla.

In questi anni incomincia il cammino di formazione per coloro che sentono questa particolare chiamata. inizia la vita residenziale e ogni settimana due famiglie a turno fanno esperienza di vita comune nella casa della comunità, pregano insieme, condividono i pasti, accolgono tantissime persone. Tale esperienza di residenzialità si è rivelata una vera ricchezza, soprattutto per le famiglie: in un mondo dove si fa strada sempre di più l’individualismo, la comunità mostra che si può vivere in maniera diversa, condividendo Dio come unico ideale di vita. E’ veramente andare contro corrente, decidere di lasciare la propria casa, le proprie sicurezze e, per una settimana, trasferirsi con la propria famiglia in un altra casa, insieme ad altri fratelli con cui pregare e condividere tutto.

Oggi la comunità non è costituita solo da famiglie e laici ma ha ricevuto da Dio il dono di una giovane consacrata laica che ha scelto di donare e spendere la sua vita a servizio dell'evangelizzazione e dell'adorazione pur continuando a vivere nella sua casa e a lavorare.

Attualmente la Comunità è guidata da una donna laica, la dott.ssa Irene Criscione.