Comunità "Eccomi, manda me!"

 
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TalitaKum

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 Il 18 maggio 2008, per le strade di Ragusa Ibla si è svolta una manifestazione dal titolo “Talita Kum!”, che voleva significare “Ragusa svegliati!”... e Ragusa Ibla, scossa dal frastuono della musica, del teatro, dei clown, si è svegliata, alle 20,00, da un sonno che non le aveva permesso, fino ad allora, di sperimentare  come i miracoli riescano a scatenare l’entusiasmo delle folle e a provocare la gioia e lo stupore generale di fronte ai prodigi delle Spirito Santo.

Da qualche mese, un gruppo nutrito di giovani e meno giovani, pregava e si preparava per quello che sarebbe stato il “colpo d’audacia” della Comunità “Eccomi, manda me!”, ovvero, una serata dedicata alla musica, al teatro, al ballo e alla preghiera, per le strade e le chiese di Ragusa Ibla. Da troppo tempo, tanti carismi all’interno della Comunità, crescevano e si diffondevano al punto che l’organizzazione di questa serata è stata vissuta come una naturale “valvola di sfogo”  per constatare se si trattava di sensazioni di carismi o di carismi sensazionali…!

Ebbene, dal momento in cui la “sfida” è stata lanciata il piano ha avuto inizio.

Una grande macchina organizzatrice si è mobilitata dividendo subito, per competenze, quelli che sarebbero dovuti  diventare i momenti salienti della serata: il teatro, alla neonata compagnia di neofiti attori “Eccoci qua!”; un concerto dei “Play 4 Jesus” con il loro CD ispirato al libro “Amare…è” di Don Salvatore Tumino; i clown e i gazebo della casa editrice cattolica “Sion” fondata da Don Salvatore; il gruppo missionario “Goccia dopo goccia” e i rosari fatti a mano dal gruppo guidato da Guglielmo Lupo.

Infine, la splendida coreografia dell’altare con al centro l’esposizione dell’Eucaristia curata dalle stesse suore benedettine e dal gruppo “Creatività” ha reso possibile la realizzazione di “Una luce nella Notte”, una vera e propria bomba evangelizzatrice: l’evangelizzazione di strada attraverso la terapia della Luce.

Ma di che luce stiamo parlando?

Esponendo il S.S. Sacramento sull’altare della splendida chiesa barocca delle suore benedettine, dall’architettura bombata, si può notare come cominci ad aleggiare un soffio di vento caldo, stiamo parlando dello scirocco, ovviamente, che dal mare, cioè da Marina di Ragusa, soffia con una forza tale da spingere fino a Ragusa Ibla che per l’occasione, per i ragusani, diventa meta spirituale.

Fatto sta che, sul litorale della frazione marinara, passeggiavano pochissime persone, mentre a Ibla non si trovava più un buco dove parcheggiare…

In realtà dopo l’incontro con don Andrea Brugnoli, sacerdote della diocesi di Verona e coordinatore delle Sentinelle del Mattino, e dopo aver ricevuto il “Corso Base”, la nostra comunità ha preso coscienza del fatto che “Una luce nella Notte” doveva diventare una realtà anche a Ragusa. Un’attività di primo annuncio efficace e profetica secondo le metodologie di evangelizzazione delle Cellule.

Un connubio perfetto per i ragusani visto che avevano già sperimentato da qualche anno l’evangelizzazione con “Una Luce nella Notte” che ha raggiunto una dimensione sempre più kerigmatica.

Una sorta di work in progress a Ragusa che, dal 1999, sperimenta l’Adorazione Eucaristica e l’evangelizzazione.

A questa preparazione va aggiunto anche l’incontro, con un sacerdote della Diocesi di Roma: Don Alberto Pacini, rettore della chiesa di S. Anastasia  al Palatino di Roma, dove da cinque anni è in atto l’Adorazione Eucaristica perpetua, che vuol dire giorno e notte, 24 ore al giorno.

Non potevamo, a Ragusa, non sperimentare i frutti di questo tipo di preghiera ormai diffusa in 14 diocesi in Italia, ottenendo i benefici della grazia di Dio, perpetua, anche nella nostra Comunità!

Anche a Ragusa quindi, l’evangelizzazione cresce e vive grazie al sostegno dell’Adorazione Eucaristica perpetua perché: “La preghiera dell’umile penetra le nubi” (Sir 35, 17).

Ma per capire a fondo e non sfuggire al miracolo delle sensazioni provate quella sera, ritengo necessario fare qualche passo indietro, a un po’ di anni fa.

Il 9 settembre del 1979 Papa Giovanni Paolo II, in visita ai monaci dell’Abbazia di Grottaferrata, parlò del potere delle voci conservate nel suono e pronunciate da Gesù in persona: “«Talita Kum» che fece levar dal letto la figlia di Giairo (cfr. Mc 5, 22-24), o come l’espressione «Lazare, veni foras» che fece balzar vivo dal sepolcro l’amico il cui corpo era già in decomposizione. Siamo qui di fronte al mistero del potere taumaturgico, che è attributo connaturale del Messia Figlio di Dio. Questi, essendo il Verbo del Padre, la Parola vivente del Padre, come già col «Fiat» creatore trasse dal nulla tutte le cose, così anche con la parola emessa dalla sua bocca umana ha la virtù, cioè l’assoluta potenza di piegare al suo volere tutte le cose. Perché allora non proviamo a sperimentare in noi stessi questa permanente virtù del Cristo?”.

Dovremmo quindi provare a sperimentare ogni giorno l’invito di Giovanni Paolo II, invece di cercare di “guarire” con metodi mondani che vendono solo uno stato di benessere apparente e momentaneo.  

Non a caso, il Beato Papa, cita le parole del Vangelo riferite al miracolo della risurrezione, ovvero al passaggio dalla morte alla vita: “Essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni ad imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno…” “…Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma Egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della fanciulla le disse: «Talità Kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare” (Mc 5, 21-43).

Il capo della sinagoga, Giairo, il cui nome significa “Egli, Dio sveglierà” (sembra augurale in questo contesto) vedendo la sua piccola figlia agli estremi prega Dio di aiutarlo, va a cercare Gesù e Gesù si fa trovare. Siamo davanti alla manifestazione di un gesto di riconoscimento nei confronti di chi dà la vita, di chi guarisce da ogni male. Gesù viene riconosciuto come Colui che è in grado di guarire e di salvare dal male.

Da quel momento scattano delle tentazioni fortissime per Giairo, infatti si comincia a diffondere la voce che sua figlia è morta indebolendo la speranza del padre, allontanando l’idea di guarigione della figlia.

Ma Gesù, accortosi di ciò, sembra volergli/volerci dire: «Non temere, i miracoli li faccio io, non badare alle voci degli increduli di questo mondo che cercano di convincerti ad allontanarti da me… Tu abbi fede in Me, al resto ci penso io».

Gesù pone, infine, due condizioni, dopo aver risvegliato la piccola dal sonno della morte:

   1. Non trasformarla in fenomeno da baraccone perché miracolata;
   2. Darle da mangiare, fare in modo che viva e cresca.

Gesù ci investe di una responsabilità grandissima: vivere la vita, amando chi ha bisogno di essere amato.

E anche questa volta Dio ci dona il necessario per superare gli ostacoli del male, educandoci ad avere fiducia in Lui, il Signore ci intrattiene con la sua Parola ed infine ci guarisce.

Così come ci ricorda Don Salvatore Tumino: “Egli sta alla porta del nostro cuore perché vuole entrare e bussa perché non può farlo senza il nostro consenso. Lui, il Signore dell’universo che permea tutto, con la Sua presenza non può entrare nel nostro cuore contro la nostra volontà.”  (S. Tumino, Gesù guarisce il tuo cuore, Ed. RnS, Roma 2002, pag. 17).

Al contrario, il nostro rapporto con i cosiddetti “metodi guaritori” diventa di natura negoziale in relazione alla capacità interpretativa e al bagaglio culturale personale, si può comprendere o meno, accettarle in tutto o in parte, secondo le proprie competenze ed appartenenze sociali. Non sempre riusciamo a decodificare la dinamica che i sociologi chiamano Encoding-Decoding, applicate all’incontro tra due realtà: il male tentatore e l’uomo che deve interpretarlo alla luce della grazia di Dio.

La luce che nella notte di domenica 18 maggio ha risvegliato i cuori dei credenti che, pieni di speranza, si sono accostati ad adorare Nostro Signore, adesso devono essere nutriti per poter vivere!

Chi deve nutrire questi cuori? Chi delega Gesù?

Ebbene, se Talita Kum è rivolto a chi è appena risorto dentro, l’esortazione a dar da mangiare e quindi ad accudire, è rivolta a coloro che Egli sveglierà, ovvero coloro che hanno assistito al miracolo della guarigione interiore, e non solo…

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Maggio 2009 11:40 )