Regola spirituale

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La Regola spirituale

REGOLA SPIRITUALE

CAPITOLO I: DISCEPOLATO


La preghiera
1
"Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo." (Deut.6,4)
Ascoltare Dio è la prima regola essenziale di ogni discepolo.
Ascoltare richiede disponibilità a far tacere ogni voce sia esterna sia interna che distragga da quell’ascolto.
Ascoltare è il segno del nostro amore per Dio.

2
Questo avrà il suo momento privilegiato nella preghiera personale e comunitaria dell’Adorazione Eucaristica.
La funzione più importante per crescere in intimità con il Signore è stare ai Suoi piedi per ascoltare, comprendere, assimilare la Sua volontà, il Suo pensiero, i Suoi desideri, i Suoi progetti nella storia personale e nella storia dell'umanità.

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La disponibilità a fare silenzio, a lasciarsi guidare dal Signore, ad ascoltare i suoi inviti deve essere la caratteristica di ogni membro della Comunità.
La parola e la luce che deriveranno dall'incontro prolungato con il Signore danno il giusto posto a tutte le cose nella sintesi che Egli comunica a noi con il Suo immenso amore in funzione dell'eternità.

4
Ascoltare richiederà in noi il desiderio di fare quello che il Signore propone, qualunque sacrificio questo comporterà.
Si cercherà di bandire dal proprio spirito tutto ciò che non è secondo la Sua volontà, allontanando le preoccupazioni inutili e inopportune.
Ci umilieremo e ci ricorderemo spesso che da noi stessi  siamo nulla, che non siamo capaci di alcun bene, di nessuna opera profondamente feconda e duratura.
Risveglieremo in noi tutto l'amore di cui Egli ci ha resi capaci. In conseguenza della esteriorità della vita, il fervore tende a raffreddarsi quindi bisogna ravvivare con regolarità il fuoco del nostro cuore, e per far questo, bisogna gettare in lui con generosità i rami dei nostri sacrifici; invocare spesso l'aiuto dello Spirito Santo, ripetere parole d'amore verso il Signore che ci aiuteranno ad avere un intimo rapporto di amore con Lui.
Ascoltare richiederà di rimanere in silenzio ed essere pronti a pronunciare il proprio “eccomi" incondizionato a fare la sua volontà qualunque essa sia!
È dall'intensità della nostra unione con il Signore che le nostre attività e sofferenze porteranno frutto.

5
Si cercherà di approfondire la preghiera in tutti i suoi aspetti: benedizione e adorazione, domanda, intercessione, ringraziamento e lode, per arrivare a vivere in uno stato di preghiera continua come ci esorta l'apostolo Paolo: "Perseverate nella preghiera e vegliate in  essa, rendendo grazie" (Col.4,2)
"pregate incessantemente" (1Ts. 5,17).
Lo stesso Gesù ha espressamente parlato in  Lc. 18 sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi.

6
La Comunità non solo crescerà nella contemplazione ma sarà attraverso i suoi membri, di lievito in tutte le realtà ecclesiali, perché si riscopra nella vita cristiana il primato della contemplazione. Quindi la Comunità favorirà ed aiuterà soprattutto nelle parrocchie l'iniziativa dell’ “Adorazione Eucaristica” con la prospettiva che in tutte le Comunità cristiane essa diventi “Adorazione perpetua”.
 

Amare Dio sopra ogni cosa
7
"Sappi dunque oggi e conserva bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n'è altro."(Deut.4,39).
"Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con  tutta l'anima e con tutte le tue forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai, quando sarai seduto in  casa tua, quando camminerai  per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai."(Deut.6,5-7).
Il primo grande comandamento è amare Dio con tutto il cuore,con tutta l'anima e con tutte le forze. È questo si realizza nell'osservanza dei suoi comandamenti. Dice infatti Gesù: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti." (Gv.14,15) "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama  sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui". (Gv. 14,21). "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". (Gv.14,23)

8
Amare Dio è dare a Lui la priorità su ogni cosa e significherà anche non amare il mondo." Non amate né il mondo né le cose del mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui."(1 Gv 2,15). Per mondo si intende tutto ciò che è contrario a Dio, ciò che è peccato e ribellione a Dio, ciò che è da Lui proibito.

9
"Ogni giorno, o figlio, ricordati del Signore; non peccare né trasgredire i suoi comandi. Compi opere buone in tutti i  giorni della tua vita e non metterti per la strada dell'ingiustizia."(Tob. 4,5)
Mettere Dio sopra ogni cosa richiederà impegno a cercare di vivere sempre "alla presenza del Signore.", a ricercare la conversione quotidiana, a ricercare lo sviluppo di tutte le virtù umane e cristiane;
ad evitare nella propria vita tutto ciò che è contrario al volere di Dio.

10
"Lo spirito di coloro che temono il signore vivrà, perché  la loro speranza  è posta in colui che li salva. Chi teme il Signore non ha paura di nulla. Beata l'anima di chi teme il Signore." (Sir. 34,13.14a.15a.)
“Nel timore del Signore è la fiducia del forte.” (Prov.14, 26a.)
“Il timore di Dio è una scuola di sapienza.”(Prov.15,33a)

11
Il timor di Dio è obbedienza, sottomissione, riverenza, adesione totale alla volontà di Dio e volontà di allontanare il male dalla propria vita.
Il Signore ci invita quindi ad avere il timore di Dio: disse, infatti all'uomo: "Ecco temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza." (Gb 28,28)
 

CAPITOLO II: APOSTOLATO


Il grande mandato
12
Nel vangelo di Mc.16, 15.20 si legge: Gesù disse loro:
"Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano".
È questa la chiamata specifica della Comunità: evangelizzare.
Portare il Vangelo, cioè Gesù il Risorto ad ogni creatura, senza limiti spaziali: in tutto il mondo.

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La Comunità non si limiterà solo a proclamare la Buona Novella (che Gesù ci ha già salvato dai nostri peccati e se crediamo in Lui  e ci convertiamo passiamo dalla morte  alla vita),  ma avrà soprattutto il compito di porsi a servizio di tutte le Comunità cristiane, in modo particolare le parrocchie, aiutandole a diventare sempre più missionarie.
Per fare questo s’impegnerà a diffondere in tutto il mondo il metodo delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione e si metterà al servizio delle parrocchie e di ogni altra aggregazione ecclesiale che voglia iniziare questo sistema di evangelizzazione con sussidi, consigli e, quando è possibile con équipe che aiuteranno il parroco e i responsabili delle aggregazioni interessate a formare i leader. La diffusione di questo metodo di evangelizzazione ha attualmente per la Comunità, la priorità su tutto il resto.
La Comunità s’impegnerà, inoltre, a condividere e diffondere corsi di formazione all’evangelizzazione, e sarà, infine sempre
attenta a “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” in riferimento all’evangelizzazione, per essere sempre pronta ad adottare nuovi metodi e diffonderli.

14
S. Paolo nella 1 Cor. 9, 16c.17c.dice:
"Guai a me se non predicassi il vangelo! È un incarico che mi è stato affidato."
Il Papa Giovanni Paolo II nella “Redemptoris Missio” afferma che l'urgenza della attività missionaria è ciò che caratterizza la vita della chiesa di oggi, E dice nella R.M. al n. 3, "sento venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali per una nuova evangelizzazione e per la missione ad gentes. Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della Chiesa può sottrarci a questo dovere supremo: annunziare Cristo a tutti."
La Comunità sente di dover rispondere a Dio che ci chiama attraverso questo appello del  Vicario di Cristo, e si pone  a servizio  di tutta la Chiesa per una nuova evangelizzazione.

15
La Comunità darà la dovuta importanza, con la dovuta comunione con i Vescovi, alle manifestazioni carismatiche nell’opera di evangelizzazione, ne approfondirà la riflessione e incoraggerà l’uso dei carismi, perché come dice il Papa nella R.M. al n. 21 "Lo Spirito Santo è il protagonista di tutta la missione ecclesiale”, e Lui interviene attraverso i ministeri, i sacramenti ma anche con i carismi che sono una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune.
Nella evangelizzazione è lo Spirito che spinge l'evangelizzatore ad annunciare il Vangelo e l'evangelizzato ad accogliere la parola della salvezza.

16
Ciò che convince e converte è la parola di Dio: si farà, pertanto, sempre grande attenzione ad annunciare non parole umane ma la Parola di Dio, che ha potere di convertire perché " è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito della giuntura e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb. 4,12).
"Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non  vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla  fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza  effetto, senza avere operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata." (Is. 55,10.11)
Nell'evangelizzazione è il Signore stesso che opera insieme agli evangelizzatori e conferma la Parola con i prodigi che l'accompagnano!

Il perdono fonte di vita
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La Comunità si sforzerà di vivere la dimensione del perdono come atteggiamento specifico della propria spiritualità, essendo consapevole che proprio il perdono è una delle più alte espressioni dell’amore.
“Se uno dicesse: Io amo Dio, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.” (1 Gv 4,20-21).
“Non fare a nessuno ciò che non piace a te. Ama, o figlio, i tuoi fratelli.” (Tob 4,15a. 13a).
"Ricordati dei comandamenti e non avere rancore verso il prossimo, dell'alleanza con l’Altissimo e non fare conto dell’offesa subita. Ricordati della tua fine e smetti di odiare, ricordati della corruzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo, come oserà chiedere la guarigione al Signore? Perdona l'offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati." (Sir. 28,7.6.3.2.)
"Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non  perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe."(Mt. 6,14-15).
La Comunità si sente chiamata a vivere in modo eminente questo comandamento del Signore e a diffondere intorno a sé atteggiamenti di perdono e di misericordia.

18
Il perdono sarà vissuto all'interno della Comunità come  stile di vita: ci si impegnerà a  perdonare subito e sempre. Il perdono è osservanza dei comandamenti di Dio e fonte di guarigione. È elemento essenziale per chiedere e ricevere il perdono di Dio ed è verifica del nostro amore verso Dio. La Comunità oltre ad essere Comunità di perdono annuncerà al  mondo la potenza  del perdono che sana ogni cuore ed ogni tipo di Comunità (familiare, sociale, ecc.)
In questo seguirà l'insegnamento di Gesù: infatti il perdono nel Vangelo è uno dei temi più annunciati dal Signore.

19
L'amore reciproco sarà il segno evidente che siamo passati dalla morte alla vita. L'amore richiede sacrificio, rinuncia del proprio io, dono di sé agli altri, pazienza, umiltà, mitezza, mettere i bisogni dell'altro prima dei propri.
La regola d'oro: "Non fare a  nessuno ciò che  non piace a  te" può  essere un valido aiuto per discernere il modo di comportamento verso tutti.

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Ma l'amore si esprime non solo nel non fare del male agli altri, ma soprattutto nel sostenere, confortare, ascoltare, stimare, tutti coloro che incontriamo ogni giorno.

Il dovere della testimonianza
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Pur coscienti che la prima testimonianza da dare è quella della vita (cfr. EN 21), la Comunità evidenzierà sempre e ovunque che da sola, la testimonianza della vita “ resta insufficiente […] se non è illuminata, giustificata […], esplicitata da un annuncio chiaro e inequivocabile del Signore Gesù” (EN 22).
La necessità dell’annuncio esplicito di Gesù, è stata sempre la chiara prassi della prima comunità cristiana, in cui l’annuncio di Gesù era il motivo essenziale della vita di ciascun membro.
La comunità, quindi, cosciente di questo, proclamerà ovunque Gesù il Signore come unica salvezza del mondo.
"Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile .Una  serva gli si avvicinò e disse: "Anche tu eri con Gesù, il Galileo!" ed egli negò davanti a tutti: "Non capisco che cosa tu voglia dire". Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: "Costui era con Gesù, il Nazareno." Ma egli negò di nuovo giurando:" Non conosco quell'uomo". Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: "Certo  anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!” Allora egli cominciò a  imprecare  e a giurare:" Non  conosco quell'uomo!" e subito un gallo cantò. E Pietro si  ricordò delle parole dette da Gesù:" Prima che  il gallo canti, mi rinnegherai tre volte". E uscito all'aperto, pianse amaramente.”  (MT 26,69-75)
Quante volte come  Pietro abbiamo rinnegato Gesù davanti agli uomini, ma la parola di Dio dice:
"Dio infatti non ci ha dato uno spirito di  timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro". (2Tm. 1,7-8)
"Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli". (Mt. 10,32)
Testimoniare sempre Gesù, è impegno di ogni membro della Comunità. Gesù infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza.
Non solo testimonieremo con la nostra vita e con le parole Gesù, ma aiuteremo tutti i cristiani che contatteremo, a prendere coscienza dell'obbligo che abbiamo di testimoniare Gesù.

Gesù unico Salvatore
22
"Io, io sono il Signore, fuori di me non v'è Salvatore. Io sono il Signore, il vostro Santo, il creatore di Israele, il vostro Re." (Is.3,11-15)
"Io sono il Signore e non v'è alcun altro".(Is.45,5a)
"Io sono  l'alfa e l'omega, dice il Signore Dio, colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!"(Ap. 1,8)
"Il Signore regna in eterno e per sempre!"(Es.15,18)
"Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!" (Eb. 13,8)
Davanti al sorgere di tante correnti filosofiche, al  pullulare di sette religiose insidiose, al sincretismo religioso, alla sottovalutazione dell’unicità di Cristo come Salvatore del mondo, la Comunità, radicata nella Chiesa Cattolica e fedele al suo Magistero, annuncerà  la  dottrina ufficiale della Chiesa. In nessun altro nome c'è salvezza:  solo Gesù salva, e Lui è lo stesso ieri, oggi e sempre. Gesù Cristo è l'unico Salvatore di tutti, Colui che da solo è in grado di rivelare Dio e  di condurre a  Dio.” Dice Giovanni Paolo II in RM 11: ”In Lui  soltanto siamo liberati da ogni  alienazione e smarrimento, dalla schiavitù al potere del peccato e dalla morte […]. La tentazione oggi è di ridurre il cristianesimo a una sapienza meramente umana, quasi scienza del buon vivere.
In un mondo fortemente secolarizzato  è avvenuta una graduale secolarizzazione della salvezza, per cui ci  si batte, si,  per l'uomo, ma per un uomo dimezzato, ridotto alla sola dimensione orizzontale. Noi, invece, sappiamo che Gesù è venuto a portare la salvezza integrale, che investe tutto l'uomo e tutti gli uomini, aprendoli ai mirabili orizzonti della filiazione divina.
Perché la missione? Perché a noi, come a San Paolo, "è stata concessa la grazia di annunciare ai pagani le imperscrutabili ricchezze di Cristo" (Ef.3,8). La novità di vita in Lui è la "buona novella" per l'uomo di tutti i tempi: a essa tutti gli uomini sono chiamati  e destinati. Tutti di fatto la cercano, anche se a volte in modo confuso, e hanno il diritto di conoscere il valore di tale dono e di accedervi. La Chiesa e, in essa, ogni cristiano non può nascondere né conservare per sé questa novità e ricchezza, ricevuta dalla bontà divina per essere comunicata a tutti gli uomini."