Statuto

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Lo Statuto

STATUTO


Art. 1
La Comunità “Eccomi, manda me” è un’associazione privata di fedeli con personalità giuridica. Ha come cardini la preghiera (in modo particolare l’Adorazione Eucaristica) e l’Evangelizzazione.
Questa Comunità è aperta a tutti i fedeli appartenenti ad ogni stato di vita:
•    Presbiteri, (diaconi in vista del sacerdozio, seminaristi);
•    diaconi permanenti;
•    consacrati (uomini e donne) che vivono i consigli evangelici;
•    i semplici battezzati: laici (sposati o celibi);
 
Art. 2
La comunità ha come primo impegno quello della preghiera, vista come comunione con Dio, attraverso la quale il Signore fa conoscere i suoi progetti e ne promuove con la sua grazia la realizzazione. L’adorazione eucaristica ha un’importanza speciale nella vita della Comunità. Per questo ogni membro cercherà, secondo le proprie possibilità, di dedicare del tempo prolungato all'adorazione eucaristica e all’ascolto di Dio. La Comunità ha come obiettivo l’adorazione eucaristica perpetua, aumenterà dunque, progressivamente e secondo le possibilità, il tempo dedicato all’adorazione in modo che i suoi membri, a turno, facciano sì che la Comunità sia sempre in adorazione.

Art. 3
La chiamata all’evangelizzazione esplicita, caratterizza la vocazione della Comunità: per questo ogni membro tenterà di dare a questa seconda priorità, accanto a quella della preghiera, il primato su tutte le altre attività. Annunciare Gesù unico Salvatore del mondo e formare evangelizzatori che facciano altrettanto, sarà l’assillo della Comunità, e a questo formerà ogni suo membro, vegliando affinché questo imperativo diventi vita, a livello personale e comunitario.


I CONSACRATI NELLA COMUNITA’

Art. 4
I consacrati si propongono di vivere secondo i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, da assumersi con voti privati attraverso la seguente formula: “Io… (nome) faccio voto per un anno (oppure per tre anni, oppure per sempre) di vivere secondo i consigli evangelici di povertà castità e obbedienza, per la gloria di Dio e per la salvezza del mondo, secondo la Regola e lo Statuto della Comunità ‘ Eccomi manda me!’”.
I voti si professeranno durante un momento liturgico della Comunità, nelle mani del Pastore della Comunità.

Art. 5 - La povertà
Gesù da ricco che era si è fatto povero per farci tutti ricchi. (cfr. 2 Cor 8,9). La povertà verrà vissuta come scoperta che la ricchezza vera è amare Dio e ogni fratello per amor suo. In un mondo fortemente segnato, nella cultura occidentale, dal consumismo e dall’edonismo, il voto della povertà sarà segno che le cose visibili durano un momento quelle invisibili durano per sempre (cfr. 2 Cor 4,18). La povertà verrà vissuta come distacco dalle cose materiali, abbandono alla Provvidenza di Dio e condivisione di beni materiali con chi vive nella povertà. La Comunità sarà attenta all’aiuto materiale di poveri ed indigenti, pur non essendo questa una sua missione specifica.

Art. 6 - La castità
Il voto di castità è scelta totale e definitiva già su questa terra della Signoria di Dio, per amarlo con cuore indiviso, e anticipare il Regno che verrà.
La castità, in un mondo dove questa grazia non è apprezzata, vuole essere segno di contraddizione e luce per annunciare che solo Dio basta.
Sarà vissuta nella gioiosa donazione del cuore e del corpo a Colui che si è donato totalmente a noi. Coscienti della fragilità della natura umana si chiederà ogni giorno il dono di Dio perché questa grazia sia ogni giorno rinnovata.
La castità si svilupperà nella vigilanza del cuore, della mente, degli sguardi, dei gesti, perché la fedeltà all’Amato non sia mai messa in pericolo.
La castità non è fuga dal mondo o un voler non amare nessuno. Pur rimanendo nel mondo si renderà chiara ed evidente la propria appartenenza totale a Dio e la scelta di amare tutti allo stesso modo, senza nessuna preferenza.
Per fare questo si alimenterà un’amicizia schietta, sincera, trasparente, con tutti senza preferenza alcuna evitando qualsiasi forma di particolarità che potrebbe far smarrire la appartenenza speciale, esclusiva, totale a Dio, il Signore.
La mortificazione, la preghiera, il dono di sé a Dio e ai fratelli, la riconciliazione, l’Eucarestia, l’abbandono confidente in Dio amore sono vie da percorrere ogni giorno perché questa grazia sia rinnovata e cresca fino all’incontro con Dio che sarà tutto in tutti e trasfigurerà i nostri corpi mortali.

Art. 7 - L’obbedienza
Gesù “pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5,8-9).
Gesù obbedì al Padre in tutto, anche quando questo lo portò alla croce, ma in questa obbedienza divenne causa di salvezza per coloro che gli obbediscono.
Si deve imparare ad obbedire, perché per il peccato siamo portati a disubbidire a Dio e ai fratelli, imparare ogni giorno, non solo nelle grandi occasioni ma anche nelle piccole. L’obbedienza a Dio deve essere uno stile di ogni chiamato alla Comunità.
Prima di tutto si deve obbedienza a Dio che si è rivelato per mezzo del suo Figlio.
Il Figlio ci ha rivelato la volontà del Padre e noi ci salviamo se obbediamo al suo Vangelo.
Obbedire al Vangelo in tutto è ciò che Dio ci chiede.
Obbedire alla Chiesa, al suo Magistero, al Papa, ai Vescovi secondo la costante e corretta tradizione di fedeltà al Vangelo, è volontà concreta di obbedienza a Dio.
Obbedire al Pastore della Comunità e allo Statuto è, per ogni membro, fedeltà al carisma che Dio ci ha dato.
L’obbedienza gioiosa, consapevole, responsabile richiederà ad ogni membro della Comunità il dovere di fare conoscere i propri pensieri, desideri, bisogni al Pastore per aiutarlo a fare discernimento insieme a chi, con lui, condivide il ruolo di guida della Comunità. Dopo aver esposto i propri pensieri, bisogni, idee è necessario essere disposti a lasciarsi guidare da chi ha il ministero della guida all’interno della Comunità.
Tutti dovranno, sia il Pastore che ogni membro della Comunità, ricercare assiduamente, nell’umiltà e nella preghiera, la volontà di Dio per viverla in ogni occasione.
Obbedienti non si nasce ma si diventa giorno per giorno, rinunciando a noi stessi, per far agire in noi Colui che ci ha resi liberi con la sua obbedienza fino alla morte e alla morte di croce: Gesù l’Agnello Immolato.
L’obbedienza è realizzata più con il cuore che con la volontà o la mente. Chi ama il Signore obbedisce a Lui e a coloro che lo rappresentano pur nella fragilità della condizione umana.
“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15).
Solo se si cresce nell’amore verso Gesù e il Padre, con l’aiuto dello Spirito Santo l’obbedienza sarà vissuta anche nei momenti difficili, come grazia.

Art. 8 - La vita comune
I consacrati vivranno una vita comune alla luce della prima Comunità cristiana e del gruppo degli apostoli che vivevano insieme a Gesù.
“Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At 2,42)
“Tutti i credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune” (At 2,44)
La comunione fraterna è dono di Dio alla Comunità. E’ anticipazione del Regno che verrà. E’ l’instaurazione del Regno di Dio sulla terra. Segno e realtà, dono e impegno.
Dono da chiedere ogni giorno nella preghiera, impegno da portare avanti nonostante le difficoltà e le cadute.
Si cercherà di crescere nella stima reciproca, nell’amore fraterno, nel dialogo, nell’ascolto, nell’accettazione del fratello, nell’intercessione vicendevole, nel perdono di cuore.

Art. 9 - Impegni propri dei consacrati
 - La liturgia delle ore:  lodi e vespri ( a meno che non ne siano legittimamente impediti per validi motivi).
- L’Eucaristia quotidiana sarà la fonte e il culmine della vita comunitaria.
- Preghiera personale di almeno un ora al giorno in cui si privilegerà l’Adorazione Eucaristica silenziosa personale. Da qui scaturirà come fonte tutto il vigore apostolico, la luce per le nuove imprese evangeliche, la vera e profonda conversione, l’intercessione per la salvezza del mondo. E’ ai piedi del Maestro che primariamente si costruisce la Comunità e la vita di ogni consacrato. L’amore al silenzio è una caratteristica di chi sente la chiamata alla consacrazione in questa Comunità.
- Meditazione e approfondimento quotidiano della Parola di Dio, lettura spirituale, meditazione di almeno un mistero del S. Rosario.
- Una giornata di deserto alla settimana dove si ricercherà il silenzio e la solitudine, per un più autentico incontro con Dio e i fratelli.
- Una settimana di esercizi spirituali ogni anno con il previo consenso e le pratiche indicazioni del Pastore.

I  LAICI NELLA COMUNITÀ

Art. 10
La Comunità comprende quali membri in pienezza, i fedeli laici uomini e donne, celibi o sposati che vivranno la spiritualità e la missione della Comunità nel loro stato di vita tenendo conto che la grazia battesimale ci spinge e abilita alla ricerca della santità.

Art. 11 - Sposi e famiglie
Gli sposi potranno far parte della Comunità a condizione che tutti e due sentano questa chiamata. Non si richiede la obbligatorietà della vita comune, ma si consiglia vivamente che le famiglie a turno facciano delle esperienze (una settimana ecc..) nella casa della Comunità.

Art. 12
Gli sposi vivranno prima di tutto la loro vocazione matrimoniale come loro specifica chiamata alla santità. La famiglia già è una piccola Comunità e quindi dovrà sempre essere garantita l’armonia coniugale e l’educazione dei figli come bene primario.
La Comunità cercherà di rafforzare la comunione all’interno della famiglia, donando un sostegno adeguato alle necessità della famiglia stessa.
Convinti che la vocazione comunitaria e la vita familiare non solo non sono in contrapposizione, ma si alimentano reciprocamente, si cercheranno di integrare continuamente le famiglie alla chiamata specifica della Comunità.

Art. 13 - I celibi
Potranno far parte della Comunità anche dei celibi (uomini e donne) che non sentendo la chiamata alla professione dei consigli evangelici, mediante i voti, sentono la chiamata alla Comunità. Costoro vivranno nel mondo come le famiglie (quindi non nella casa della Comunità) e conserveranno il loro lavoro e si impegneranno a svolgere le attività della missione della Comunità compatibilmente al loro lavoro professionale.

Art. 14
I laici vivranno secondo quanto descritto nella Regola e nel presente Statuto della Comunità, assumendosi degli impegni, alla presenza del Pastore attraverso la seguente formula:”Io… (nome) prometto per un anno (oppure per tre anni, oppure per sempre) di vivere secondo la Regola e lo Statuto della Comunità ‘Eccomi, manda me!’, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo”.

Art. 15 - La povertà
Si richiederà la povertà come stile di vita secondo la chiamata di ciascuno, sviluppando una vita sobria, fiduciosa nella provvidenza, aperta ai bisogni dei più indigenti.
Sia le famiglie che i celibi cercheranno di vivere come segno di contraddizione alla mentalità consumistica e materialista, con la ricerca dell’essenziale. Normalmente le famiglie continueranno a svolgere il lavoro proprio con impegno e serietà, provvedendo da se stessi al mantenimento proprio e dei figli. I risparmi che potranno essere fatti pur non vivendo con la povertà consacrata, con voto specifico, ma con la ricerca dell’essenziale e quindi con sobrietà, serviranno attraverso una cassa comune a sovvenire ai bisogni degli ultimi, prediletti da Gesù. Il consiglio di questi membri alla fine di ogni trimestre deciderà con l’approvazione del Pastore come impiegare i risparmi fatti, nell’esercizio della carità fraterna.

Art. 16 - L’obbedienza
Pur nel rispetto della vita familiare, la cui autonomia interna (es. educazione di figli, relazioni all’interno della coppia) deve essere custodita, le coppie sono tenute essenzialmente alla pratica dell’obbedienza come descritta nell’art. 7, così come i celibi.

Art. 17 - La castità coniugale e celibataria
Per le coppie la castità coniugale sarà vissuta secondo l’insegnamento della chiesa, come adesione e offerta totale del proprio essere a Dio. I celibi vivranno nella castità richiesta dal loro stato di vita.

Art. 18 - La vita comunitaria
I laici si impegneranno:
- A partecipare alle giornate comunitarie (un fine settimana al mese).
- A svolgere nel rispetto degli impegni familiari, delle attività inerenti la missione della Comunità, che verranno loro assegnate.
- All’apertura di cuore periodica al Pastore della Comunità, pur tenendo conto che ciascuno o ogni coppia dovrebbe far tesoro della direzione spirituale con il direttore liberamente scelto.
- A provvedere, secondo le possibilità d’ognuno, al sostentamento economico della Comunità.

Art. 19 - Vita spirituale
Per alimentare il rapporto con il Signore, fondamento di ogni attività apostolica, anche gli sposi e i celibi sono tenuti ai seguenti impegni:
- Un’ora di preghiera personale quotidiana in cui si cercherà di meditare e approfondire la Parola di Dio, ci si accosterà alla lettura spirituale e alla meditazione di almeno un mistero del S. Rosario. Oltre a ciò si cercherà per quanto è possibile di partecipare alla Celebrazione Eucaristica quotidiana.
- Si cercherà con assiduità almeno una volta al mese di accostarsi al sacramento della penitenza.
- Si cercherà anche di fare dei momenti di preghiera familiari (ad es.: prima dei pasti, la sera, ecc.)
- Si suggerisce di trascorrere in Comunità o altrove, una mezza giornata di deserto al mese.

I SACERDOTI E I DIACONI, MEMBRI DELLA COMUNITA’

Art. 20
I preti, i diaconi per il presbiterato e i membri della Comunità vivranno secondo i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, da assumersi con voti privati, attraverso la seguente formula: “Io…(nome) faccio voto per un anno (oppure per tre anni, oppure per sempre) di vivere secondo i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, per la gloria di Dio e per la salvezza del mondo, secondo la Regola e lo Statuto della Comunità ‘Eccomi manda me’!”.
I voti si professeranno durante un momento liturgico della Comunità, nelle mani del Pastore della Comunità.
I diaconi permanenti, invece, assumeranno gli impegni attraverso la formula espressa nell’art.14.

Art. 21
I preti e i diaconi della Comunità “Eccomi, manda me!”, sono incardinati dai Vescovi e dagli Ordinari che accettano esplicitamente la presenza della Comunità nelle loro diocesi, applicando i presenti statuti.
La candidatura all’ordinazione di un membro della Comunità è proposta al Vescovo del luogo dal Pastore della Comunità dopo che il consiglio della Comunità ha espresso parere favorevole alla candidatura.

Art. 22
I membri della Comunità non saranno ammessi all’ordine del diaconato in vista del ministero presbiterale, se non sono incorporati pienamente nella Comunità mediante la professione dei voti.

Art. 23
Ordinando i sacerdoti e i diaconi il Vescovo del luogo li comprende nella sua diocesi e riconosce la loro appartenenza alla Comunità “Eccomi, manda me!” lo notifica nelle lettere di ordinazione, impegnandosi per quanto gli è possibile a rispettare la loro vocazione, senza proporre loro un ministero che ostacolerebbe le esigenze dei principi ispiratori della Comunità a cui hanno aderito.
Da parte loro i preti e i diaconi della Comunità si impegnano a vivere il loro apostolato in conformità alle linee pastorali della diocesi in cui svolgono il loro ministero, soprattutto privilegiando le fondamentali iniziative che la Comunità propone nella Chiesa: l’Evangelizzazione e l’Adorazione Eucaristica.

Art. 24 Ammissione di preti e di diaconi di un’altra diocesi o di un istituto religioso.
Perché dei preti o dei diaconi di un’altra diocesi dove non è presente la Comunità o di un istituto religioso possano essere incorporati nella Comunità, è necessario che abbiano ottenuto l’accordo preliminare del loro Ordinario e del Vescovo del luogo dove è presente la Comunità.
Si applicherà ciò che prevede il CIC per situazioni di questo genere. Per i chierici canoni 267 e seguenti, per i professi di istituti religiosi canoni 686-688,691-693.

AMMISSIONE E SEPARAZIONE

Art. 25
Il candidato che ha raggiunto la maggiore età può essere ammesso alla Comunità, quale membro effettivo, dal Pastore della Comunità, sentito il parere del suo consiglio, solo dopo aver compiuto un congruo tempo di  probandato.
Compiuto il tempo di probandato chiede regolare ammissione con il postulato e dopo un anno inizia come effettivo membro della Comunità il regolare cammino di novizio e di professo.

Art. 26 - Tappa della formazione e dei voti.
- Permanenza temporanea in Comunità: Prima di essere ammessi al postulato i candidati devono aver effettuato dei periodi di permanenza in Comunità durante la quale abbiano condiviso la vita della Comunità.
- Postulato: un anno sia per i laici che per i candidati alla consacrazione. Questi ultimi trascorreranno il postulato nella casa della Comunità, senza pronunciare voti.
- Noviziato: per tutti un anno, e al massimo due. La conclusione del noviziato con l’assunzione dei voti o degli impegni temporanei segna l’entrata ufficiale nella Comunità e non può essere iniziato prima che il candidato abbia compiuto i 18 anni di età.
Fino alla fine del noviziato i candidati che lo decidono possono lasciare la Comunità.
- Per i consacrati: voti temporanei tre anni, rinnovabili di anno in anno per un altro triennio.
- Per i laici sposati o celibi: impegni temporanei tre anni, rinnovabili di anno in anno per un altro triennio.
- Per i consacrati, i sacerdoti e i diaconi temporanei: alla conclusione del tempo di prova nell’esercizio dei voti temporanei  i candidati emettono i voti definitivi.
- Per i laici sposati e celibi, e i diaconi permanenti:: alla conclusione del tempo di prova degli impegni temporanei emettono gli impegni definitivi.

Art. 27 - Modo delle domande e ammissioni alle diverse tappe.
I candidati ad ogni tappa presentano una domanda scritta al Pastore della Comunità precisando in quale stato di vita si trovano e desiderano impegnarsi. Per gli sposati la domanda deve essere fatta da entrambi i coniugi, separatamente. I candidati alla vita consacrata esprimono il loro desiderio di impegnarsi attraverso voti privati, a vivere secondo lo statuto della Comunità, i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza.

Art. 28
La formazione dei candidati sarà svolta da un responsabile della formazione nominato dal Pastore della Comunità, con l’approvazione del Vescovo del luogo.

Art. 29 - Uscita ed esclusione di un membro che ha pronunciato i voti.
Per la separazione di un membro consacrato, spetta al Pastore della Comunità, dispensarlo dai voti, dopo aver udito il parere del suo consiglio. Lo stesso avverrà per lo scioglimento dagli impegni di un membro laico.

FORMAZIONE

Art. 30
 Per tutti si richiede una formazione umana e spirituale che permetta di adempiere la missione cui la Comunità è chiamata. In particolare si approfondirà la vita di preghiera, la meditazione della Parola di Dio, la liturgia, i fondamenti basilari della fede cristiana, gli elementi essenziali del discepolato, la dottrina del Magistero, in modo particolare quella sulla evangelizzazione e la formazione pratica alla evangelizzazione.

Art. 31
Per realizzare la formazione saranno previsti per i nuovi membri degli incontri settimanali durante il periodo del probandato, che si intensificheranno durante il noviziato.

Art. 32
La formazione dei seminaristi in vista del sacerdozio si svolgerà secondo il diritto della chiesa. La Comunità intera dovrà però sentirsi responsabile di sostenerli con la preghiera e di creare attorno a loro un clima di comunione fraterna che favorisca lo sviluppo della loro vocazione.

DIREZIONE DELLA COMUNITA’

Art. 33
La Comunità è diretta da un moderatore generale, chiamato Pastore che è Superiore Responsabile  della Comunità, il compito del quale è di assicurare la fedeltà al carisma della Comunità, animarne la santificazione, creare vincoli di comunione tra i membri, coordinare la vita e l’evangelizzazione, presentare annualmente all’Ordinario diocesano una relazione sull’attività pastorale della Comunità, rappresentare la Comunità davanti alle autorità religiose e civili.
Scelto preferibilmente tra i membri consacrati con voti definitivi nella Comunità, è eletto da tutti coloro che hanno fatto la professione definitiva dei voti o degli impegni (capitolo della Comunità).
Il capitolo della Comunità eleggerà il moderatore generale per sei anni (rinnovabili) con il voto di almeno due terzi del capitolo. L’eletto riceverà l’approvazione della competente autorità ecclesiastica.

Art. 34
Il Pastore della Comunità è sostenuto per la direzione della Comunità, dal consiglio della Comunità che comprende: l’economo, il responsabile della formazione, e altri quattro membri di cui due scelti dal Pastore della Comunità e altri due eletti dal capitolo della Comunità.
Possono far parte del consiglio della Comunità solo i membri incorporati definitivamente nella Comunità.
Nella elezione del consiglio è bene che siano rappresentati i diversi stati di vita presenti nella Comunità, (sacerdoti, consacrati e famiglie). Il consiglio della Comunità rimane in carica per sei anni.

Art. 35
Il consiglio si riunisce tutte le volte che il Pastore lo reputa necessario e comunque almeno tre volte l’anno.
Questo consiglio aiuta il Pastore della Comunità nell’esame delle questioni correnti, nella valutazione delle persone e dà dei suggerimenti utili per il buon andamento della Comunità. In modo particolare ha la responsabilità di consigliare il Pastore della comunità riguardo l’ammissione e la dimissione di candidati alle varie tappe del cammino di formazione.
Inoltre dà il suo parere al Pastore nei casi di distacco di un membro dalla Comunità.

Art. 36
Il capitolo della Comunità si riunisce almeno una volta all’anno e ha questi compiti:
- elezione del Pastore della Comunità;
- verifica del cammino svolto dalla Comunità secondo la sua missione;
- modifica del presente statuto.

AMMINISTRAZIONE DEI BENI

Art. 37
L’insieme dei beni della Comunità è gestito sotto la responsabilità del Pastore della Comunità, da un economo generale, da lui nominato, dopo consultazione del consiglio della Comunità.
Egli è membro di diritto del consiglio della Comunità.
Una volta all’anno, nel capitolo della Comunità, fa una presentazione dettagliata dei conti della Comunità, risponde alle domande e fa le sue osservazioni. Presenta inoltre all’autorità ecclesiastica competente una relazione sull’utilizzo dei beni della Comunità, al fine di consentirne la vigilanza secondo quanto previsto dal can. 325 C.D.C.

Art. 38
L’amministrazione dei beni della Comunità deve essere animata da uno spirito di responsabilità, di prudenza, ma anche di fiducioso abbandono alla Provvidenza e di desiderio di condivisione con i più poveri, di semplicità e di povertà evangelica, evitando la ricerca del lusso e del profitto.

Art. 39
I responsabili e amministratori, come tutti i membri della Comunità dovranno ricordarsi sempre di essere soltanto i gestori e non i proprietari di beni di cui la Comunità dispone e che questi ultimi sono destinati unicamente ad essere messi al servizio dell’evangelizzazione.

Art. 40
La Comunità può ricevere donazioni, ma nell’amministrare i beni temporali la volontà del donatore deve essere sempre rispettata.

Art. 41
La Comunità si impegnerà a vivere in una dimensione di distacco dal denaro e di solidarietà con i più bisognosi e per questo, ogni mese, la decima parte di tutte le entrate che riceverà verrà data in elemosina a persone bisognose.
 
Art. 42
In caso di scioglimento o di estinzione della Comunità, i suoi beni saranno destinati al Vescovo p.t., perché vengano devoluti ad altre associazioni di fedeli o a enti ecclesiastici che perseguono finalità analoghe a quelle della Comunità.

CONCLUSIONE

Art. 43
Convinti che solo la croce porta alla risurrezione si vivrà in profonda accoglienza della volontà di Dio anche quando questa è contraria alla nostra. Si cercherà di aprire il proprio cuore al Signore perché Lui possa usarlo per la Sua gloria e la salvezza dei fratelli.