Sabato 11 aprile abbiamo avuto la possibilità di vivere un intenso momento di grazia a tu per Tu con il Signore. Il tema della riflessione è stato tratto dal miracolo del cieco nato, di cui scrive Giovanni al capitolo 9 del suo Vangelo.
Il brano inizia con un verbo, anzi due, “Passando, vide...”. Che bello sapere che ciò che è accaduto 2000 anni fa davanti all'uomo nato cieco, accade ancora oggi. Gesù passa in mezzo a noi, si accorge di noi, nella Sua infinità misericordia poggia il Suo sguardo sulla nostra sofferenza, sulle nostre ferite, sulla nostra cecità; anche noi, infatti, abbiamo delle cecità che ci impediscono di guardare la realtà, delle cecità che ci rendono schiavi del giudizio degli altri, delle nostre paure, dei sensi di colpa...
Gesù passa perché vuole guarirci, vuole donarci la Sua guarigione, ci vuole liberi, ci vuole ridonare la vista, ci vuole donare una vita nuova.
Nel brano evangelico del cieco nato, Gesù lo fa attraverso un gesto ben preciso: “sputò per terra, prese della terra e fece del fango...” Gesù ricrea dalla terra, dalla nostra fragilità, e attraverso la Sua saliva (potremmo dire il Suo DNA, la Sua impronta) realizza qualcosa di nuovo, ridona una vita nuova. Questo grande mistero è sorprendente!
Infine Gesù dice al cieco di andare alla piscina di Siloe e di lavarsi. Ed è proprio in quell'andare che inizia la guarigione del cieco, perché quell'andare senza ancora poter vedere significa affidarsi, fare un atto di coraggio, rialzarsi.
Gesù è vicino al cieco e sulla Sua Parola il cieco trova il coraggio e la spinta di alzarsi ed andare . “Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.”
Anche noi come il cieco possiamo trovare il coraggio di alzarci ed andare in quella piscina per essere guariti, lavati, purificati e gridare “Grazie Gesù, perché prima ero cieco ed ora vedo”.
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